venerdì 29 ottobre 2010

Baldassarre, il pusher di cordate


Sarà pure senza presidente da 122 giorni (al 29 ottobre, poi contateveli), ma quando vuole la Consob non scherza. Tanto che per tenersi in forma, oggi ha sparato tra i denti di Antonio Baldassarre una sanzione da 400mila euro più la perdita per quattro mesi dei requisiti di onorabilità. Motivo: Baldassarre ha adottato "una condotta illecita accreditando, tra agosto e dicembre 2007, l'esistenza di una cordata pronta a rilevare l'Alitalia". (Cordata di cui alleghiamo in alto una foto di repertorio, grazie).
Occhéi, niente di formidabile dirà qualcuno, ma attenzione: Baldassarre di mestiere, prima di fare il pusher di cordate barzelletta, faceva il presidente della Rai; e, ancora prima, il presidente della Corte Costituzionale (presente, no? Quelli con l'ermellino, il cappello da giamburrasca e la licenza di decidere su leggi e compagnia).
La cosa è una di quelle che passeranno magari inosservate, ma vale la pena di sottolineare che dare la patente dello scarsamente "onorabile" a un ex presidente della Consulta è un passaggio mica da ridere. Che cosa comporta? Beh, secondo l'articolo 187-quater del Testo Unico della Finanza, Baldassarre per quattro mesi non potrà assumere incarichi societari.
Vabbé, consolazione magra, uno così ci vuole comunque coraggio a prenderselo, anche perché basta andarsi a riguardare gli articoli di quei giorni per rendersi conto che la cordata esprimeva meno solidità di un frollino. Così, a memoria, ne facevano parte alcune società "strane" israeliane e congolesi; poi (apriti cielo...) aveva imbarcato anche i Viaggi del Ventaglio, oltre a una srl che gestisce un McDonald's all'Eur (cacchio, volevano ingrandirsi con qualche bigmac al volo).
Non per dire, ma con tutta la buona volontà che c'ha messo, la Consob ha impiegato 3 anni a indagare e arrivare a un verdetto.
Meno della Corte Costituzionale, forse.
Ma cavolo, nel frattempo quanti aerei ha perso?

Ps: grazie a lui cambia la favola dei Re Magi. Oro, incenso e fuffa: Gaspare e Melchiorre proseguono, a Baldassarre è finita la mirra...

mercoledì 27 ottobre 2010

La festa di chi ci ha fatto la...festa


Festeggiate anche voi l'86mo compleanno della Giornata Mondiale del Risparmio.
Però, occhio: festeggiate solo se state in quel 33% di italiani che, secondo il Rapporto Acri-Ipsos, riesce a risparmiare ancora qualcosa.
Fanno anche le feste, celebrano le giornate mondiali... Ma vaffanbanka, va...

martedì 26 ottobre 2010

Tra banca e banco il passo è (troppo) breve


“Vorreste che a educare i vostri figli all’utilizzo del denaro sia un bancario, un promotore finanziario o un assicuratore?”. Questa domanda è l’incipit del bel pezzo di Marco lo Conte sull’ultimo numero di Plus che parla dell’imminente Giornata Mondiale del Risparmio.
Dobbiamo essere sinceri, ma proprio sinceri? Nessuno dei tre.
Guardate la foto: ecco l'aula (vuota!) che sinceramente auguriamo a uno qualunque di questi tre. Noi, per l’educazione finanziaria dei nostri figli, pensiamo a un “quarto uomo” (quarta donna pure, anzi meglio), visto che arbitro e guardalinee non ci fanno impazzire. Pensiamo a una figura sopra le parti che sia effettivamente sopra le parti, che non abbia nemmeno lontanamente la possibilità di esprimere un conflitto di interessi.
Pensiamo a consulenti, prof, insegnanti, educatori – quel che volete voi – indipendenti.
Scusate, ma chi insegna economia a scuola (non stiamo parlando di università, perché con i baroni il discorso cambia: i cda delle fondazioni ne sono stracolmi) lavora forse in banca? Sarebbe come pretendere che gli unici in grado di dire come si beve con saggezza il vino fossero gli osti; come se a insegnare i rischi del fumo ci mettessimo il signor Philip Morris; e a spiegare che cos’è un conto corrente e come si apre chiamassimo, appunto, un bancario.
Gli esempi si sprecano, divertitevi voi.
Noi è da un sacco che non ci divertiamo più…

Il marchio di Marchionne



Quando, nel 2004, Sergio Marchionne diventa amministratore delegato di Fiat, praticamente un illustre sconosciuto per la platea popolare, tutti lo definiscono come il più internazionale dei manager possibili.
Adesso, proprio per quell’internazionalità lo criticano.
Sveglia! C’è la globalizzazione…
Visto? Due foto: qual è il cervello che conta di più? Quello italiano o quello canadese?
“Fiat senza l’Italia starebbe meglio. Nemmeno un euro dei 2 miliardi di utile è stato fatto in Italia”. Non è vero, e lui lo sa, visto che nel terzo trimestre – a meno che non abbiano truccato i conti e non ci crediamo – Ferrari ha registrato 76 milioni di euro di utili lordi (24 in più rispetto allo stesso periodo del 2009) e Maserati ne ha registrati 4 milioni (3 in più). Dato che le rosse e le quattroporte non risulta che le facciano (ancora) in Serbia o in Polonia, è chiarissimo un fatto: quella di Marchionne è una pura e semplice provocazione, dura quanto si vuole, ma calcolatissima.
Bisogna chiedersi, a questo punto, quale possa essere il progetto industriale che sottende a frasi così. E quanto tempo potrebbe metterci per essere presentata, visto che la sortita nel salotto televisivo dava l’impressione di un sondaggio, più che di un’intervista.
Onestamente, ci sono dati veramente pesanti che (scusi Fini) possono far sobbalzare sulla sedia un canadese, ma anche un italiano. Poi, per carità, il fatto che negli anni il contribuente abbia sostenuto l’icona nazionale è lampante.
Detto con sacro rispetto dei lavoratori degli stabilimenti italiani, con la premessa che obiettivamente certe frasi sono state veramente ingenerose, proviamo a fare due calcoli banali sulla produttività di cui tutti parlano.
Mirafiori, 5400 dipendenti e 178mila auto all’anno: cioè un dipendente ne “costruisce” 33 all’anno. A Cassino i dipendenti sono 4.000 e le auto prodotte 105.000: 26 a testa. A Pomigliano, 5200 dipendenti ne producono 36.000: quindi, ognuno di loro ne sforna 7 all’anno. E via così: a Termini un dipendente ne fa 28 all’anno e a Melfi 53.
In Polonia, 6000 dipendenti per 600.000 auto aumentano questo rapporto a 1 a 100. In Brasile siamo a 1 a 73.
E’ chiaro che non tutte le auto sono uguali: qualcuna ha bisogno di più giorni di lavoro, altre di meno. Poi alcune linee sono più moderne.
Però, tra le 7 di Pomì e le 100 della Polonia, il divario sarà dato da tante cose, moltissime a favore delle ragioni nazionali, ma quello con le 33 di Mirafiori, le 28 di Termini e le 53 di Melfi possibile che non dica niente nemmeno a Epifanio?

venerdì 22 ottobre 2010

BLATTE E DERIVATI...


Pulita pulita, fresca fresca. Senza commenti, è scritto tutto:

DERIVATI:UNICREDIT;TRIBUNALE ANNULLA VENDITA A COMUNE RIMINI PRIMA SENTENZA IN ITALIA CHE RIGUARDA UN ENTE LOCALE
(ANSA) - RIMINI, 22 OTT - Il tribunale di Rimini ha dichiarato la nullita' dei contratti stipulati dal Comune riminese con Unicredit Spa e Unicredit corporate banking per l'acquisto di derivati e condannato la banca a risarcire al Comune 651.632,43 euro. E' questo infatti l'importo del saldo negativo al secondo semestre 2009 del portafoglio di tre interest rate swap siglati dal Comune con lo scopo di ammortare il debito contratto con alcuni mutui bancari. L'operazione, pero', anziche' migliorare le condizioni dell'ente fini' per aggravarle. E' la prima sentenza di questo tipo che riguarda un ente locale. (...)
Il Comune di Rimini stipulo' i tre contratti derivati tra il 2001 e il 2003. L'incarico di advisor, tramite una gara, fu affidato a Unicredit Banca mobiliare (oggi Unicredit Spa) che consiglio' al Comune di sottoscrivere tre derivati a diversa scadenza (2007, 2011 e 2015) con la stessa banca. Anziche' limitare gli effetti dei tassi di debito, pero', come successo in molti casi per gli enti locali, i derivati si rivelarono presto un'arma finanziaria controproducente. Il saldo sfavorevole ha sforato, a fine 2009, i 650 mila euro. A questi, secondo il Comune di Rimini, vanno aggiunti gli importi differenziali per il periodo successivo, il cui pagamento e' stato sospeso da un accordo fra le parti, nonche' gli importi per i due contratti che sono ancora in vigore: un indebitamento complessivo - ipotizza il Comune - che supera il milione e mezzo.
Il tribunale, riconoscendo la nullita' dei contratti, ha cosi' obbligato la banca a restituire al Comune il saldo negativo dei differenziali, ovvero 651.632,43.
Resta da capire, a questo punto, se la sentenza del tribunale riminese possa rappresentare o meno un precedente sui tanti contenziosi che riguardano gli enti locali che, soprattutto nei primi anni del decennio, hanno fatto ampio ricorso ai derivati.

PS: onestamente ci auguriamo proprio di sì.

mercoledì 6 ottobre 2010

Viva i bankieri falce e mantello


Lancio Ansa di oggi, più o meno a metà giornata.
"Le banche italiane sono contrarie 'a nuove tasse camuffate da misure volte a stabilizzare i mercati bancari e finanziari'. E' quanto afferma Giuseppe Mussari, il presidente dell'Abi, nell'audizione alla Commissione Attività produttive della Camera.
Mussari, per chi non lo ricordasse, è il presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena che fino a luglio non faceva pagare alcune operazioni e ora sì perché la grande manovra sulla "trasparenza" (culminata con il varo dell'Indice Sintetico di Costo) ha previsto tante belle cose, ma da sotto il mantello è spuntato poi lo scarico dei costi di questa trovata sulla clientela.
Il bonifico permanente a Monte Paschi adesso costa fino a 4,5 euro. Senza camuffamenti... Ah, i banchieri comunisti, che simpatici...