venerdì 24 settembre 2010

L'obolo della Provvidenza (però almeno c'è)


(... Segue).
No, una cosa da dire c'è: siamo contenti per l'uomo della foto qui sopra.
Per chi non lo conoscesse, è don Colmegna. Va a lui l'obolo di beneficenza deciso da Profumo: 2 milioni di euro.
A Profumo ne restano 38.
La moglie di Alessandro Ex Magno, Sabina Ratti, mentre inforcava la sua bella Ducati - appena scesa del prestigiosissimo Studio Erede che ha trattato il conquibus del marito - ha pregato i cronisti di scriverlo: c'è una parte in beneficenza, mi raccomando, ditelo.
E' il 5% di tutto, obiettivamente è meglio dello scudo fiscale.
Ne rimangono, quanti? Ah, già, 38...
Ok, l'abbiamo detto.


PS: 15 anni per creare una banca, 15 minuti per farsela togliere. Record...
PS2: a proposito, sapete quanto si prende lo Studio Erede?

Unicredit e l'arbre magique


Profumo se n'è andato.
C'era troppa puzza, ormai...



PS: post corto, vero. Ma c'è altro da dire?

sabato 18 settembre 2010

Sergio Maglionne e le questioni di Stilo



Senza cravatta, senza giacca: Marchionne anche nel giorno della separazione è rimasto fedele alla sua immagine.
Ma Fiat no, si è spaccata a metà come una mela e c'è da giurarci che la sua immagine non sarà più la stessa.
Ci sarà una Fiat Spa quotata che si occupa di auto - Maserati, Ferrari, Chrysler comprese - e un'altra Fiat, la Industrial, sempre quotata, che guiderà camion e trattori. Avranno manager diversi, consigli di amministrazione diversi, titoli diversi.
Alla fine, la finanza ha seguito strade che il cuore non conosce.
John Elkann ha detto che i problemi sono quelli di sempre, ma è cambiato l'atteggiamento. Chissà che cosa direbbe il Nonno, se lo sentisse...
L'esordio operativo di tutto l'ambaradam è il prossimo primo gennaio.
Mancano tre mesi e mezzo e non sarà tutto in discesa...
C'è il probelma del debito, oltre 740 milioni: chi se lo becca, e quanto, delle due? Quindi, come si ripartisce? Ma, soprattutto: siamo sicuri che questo importo, fotografato a luglio, a dicembre sia lo stesso? (Il che, considerando la salute del mercato dell'auto, non è un dettaglio) E infine: che faranno le agenzie di rating? Daranno un bel voto a una società che nasce gravata da debiti, sì ma quanti debiti, e via discorrendo...
Senza contare le tensioni con il sindacato, dopo il caso dei tre licenziamenti-simbolo a Melfi e la mossa di spingere verso la rottura del contratto nazionale del 2008, ora definitivamente smontato, per avere mani libere su Pomigliano e le altre mille possibili che verranno, visto che senza quel paracadute giuridico, per qualunque sindacato (leggi Fiom-Cgil) sarà impossibile aprire contenziosi giuridici.
Il passato è rottamato, all'assemblea hanno detto che d'ora in poi Fiat penserà al futuro.
Va benissimo: è la prima volta che lo fanno.
Poi, come lo fanno...


PS: a Mirafiori temono il modello Pomì. Alle ultime elezioni il 65% di loro ha votato Lega. Che ora non vengano a dire che era meglio quando a loro pensava Bertinotti. Hanno anche Cota in regione, meglio di così...

Basilea 3, troppo soft per essere vera


Il fatto che, per firmare quattro regolette sui capitali bancari, siano dovuti andare a Basilea per la terza volta, è già di per sé una piccola punizione.
Considerando che la città svizzera prima era famosa nel mondo per l'istituto di entomologia, quello cioè che studia gli insetti, avere la conferma di essersi trasformata nella città del Grande Sistema Bancario, cioè quello che realizza le crisi, la candida quasi sicuramente tra le tappe dell'itinerario del touring dedicato ai posti più brutti del mondo.
Ma di brutto c'è che le regole varate dalla crema dei governatori del mondo hanno a disposizione una decina di anni per entrare effettivamente in vigore. E' stato approvato un percorso che parte dal 2013 (quindi dopo il 2012 a rischio giudizio universale, così - se fosse - non avremo mai la soddisfazione terrena di vederli strippare un po') e arriva al 2019.
Un periodo troppo lungo per non farci sospettare l'ennesimo rinvio...
Non stiamo per favore a discutere di ratios, perché qualunque essi siano, se vanno bene adesso, non è detto che vadano bene per il 2013, 2014, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019...
E infatti gli istituti di credito, con buona creanza, hanno applaudito a questa riforma, perché li mette in condizione di continuare a fare gli arcicazzi loro.
Riforma troppo soft per essere vera...

venerdì 10 settembre 2010

Ti faccio il Pil e il contropil...


Diceva ieri l’Ocse: la vostra economia è a rischio di arretramento.
Dice oggi l’Istat: il Pil sale, siamo usciti dalla crisi.
Sembra un duello a colpi di cifre, forse lo è, ma se la matematica non e’un’opinione, i dati sono difficilmente comparabili, ed è come se parlassero lingue diverse.
E’ vero che l’Istat annuncia un aumento dello 0,5% della nostra ricchezza nazionale nel secondo trimestre rispetto al precedente, miglior risultato da 4 anni.
Ma è altrettanto vero il dato raggelante dell’Ocse che, con tutti i margini di errore previsti (+/-1,5%), prevede comunque un potenziale -0,3%, ma lo fa per il terzo trimestre.
E il nodo, in questo ennesimo strascicato malinconico dibattito sul tentativo di accreditare all’Italia la maggiore capacità di reazione alla crisi possibile (manco fossimo scemi e non ci fossimo accorti di come stiamo), è tutto qui: l’Ocse – come un’indovina - fa una previsione sul futuro, l’Istat – come un ragioniere - si riferisce al passato.
L’avvertimento, sottile, una vera gufata, è che siamo usciti dalla crisi tra aprile e giugno, ma rischiamo di rientrarci – dice l’Ocse – tra luglio e settembre.


PS: il capo economista dell’Ocse è italiano e si chiama Piercarlo Padoan. Non che così faccia meno male…

martedì 7 settembre 2010

Bancarizzati & bancarincazzati


Giornate pesanti, come rientro dalle ferie non c'è male.
Tralasciamo (per ora, dateci un paio di giorni) le vecchie nuove paure che riguardano la solidità delle banche europee, il riaffacciarsi dello spettro delle cajas spagnole, la lievitazione dei rendimenti (chiamateli se volete premi al rischio) dei bond irlandesi, portoghesi e greci.
Tralasciamo perché tanto non è cambiato niente (lo diciamo da mesi...).
Ma vi regaliamo una chicca, di quelle che fanno pensare e anche venire le bolle:
c'è arrivata la richiesta di dare spazio a uno studio sul risparmio dell'Osservatorio Ing Direct.
Nulla da dire: è interessante, chiaro, moderatamente ottimista e utile.
Ma porca miseria, quando si legge nel disclaimer che il campione è composto di oltre "mille individui rappresentativi della popolazione bancarizzata" sembra di leggere la motivazione di un attapiramento, le specifiche di un bugiardino su un farmaco antidepressivo.
Bancarizzato a chi?
E' l'ennesima prova che il cammino verso un linguaggio chiaro e comprensibile, nonostante la buona volontà, è in salita, e la salita è ripida come l'Aconcagua.
Alla terza riga c'è scritto pure "trend"... Aiuto, dateci una speranza, ora o mai più.
Siamo veramente bancarincazzati...

venerdì 30 luglio 2010

Ops, Burani scivola in passerella


La Burani non c'è più.
Ma che cosa sarà mai la Burani? Scommettiamo (soprattutto lo facciamo con le signore) che nel vostro guardaroba avete molti pezzi usciti dai magazzini di questa ditta premiata che fu?
Mutande (La Perla), borse (Braccialini, Biasia, Coccinelle), scarpe (Sebastian, Baldinini), tute (Freddy), senza contare qualche decina di marchi in licenza.
Se proprio un paragone si può fare, il pasticciaccio Burani è più simile allo scandalo Madoff che non al crac Parmalat.
Non ci sono obbligazioni piazzate alle zie di mezza Italia, piuttosto ci sono quote di società e briciole di holding sparse qua e là tra amici più o meno vip.
In poche parole, con la massima presunzione di innocenza - che si riserva nell'ipergarantismo anche a chi ha fatto sparire un parco di auto storiche dal garage - qui si parla di ricchi (o ex, che però faticavano a farsene una ragione) che hanno dato un pacco ad altri ricchi.
La lista dei beffati è lunga e vanta cognomi eccellentissimi nella moda, nei vini e nelle bevande: nomi altisonanti, di ottima borghesia industriale lombarda, che troviamo sulle etichette di molte cose che mettiamo nel carrello al supermercato (ma che non citiamo perché vogliamo evitare troppo amaro in bocca).
Tutti hanno acquistato rami e rametti in aziende legate alla famiglia di Cavriago, perché tra amici e amici degli amici si fa... Detto fra noi, arcicavoli loro: se uno si fida, poi non si lamenti.
Si narra di un buco che dai 700 milioni di euro potrebbe arrivare fino al miliardo.
Quello che non si narra è come sia stato possibile che una società quotata, già in amministrazione controllata, comprasse marchi su marchi e lanciasse opa su marchi in parte già posseduti, quando nella maggioranza dei casi tante di queste operazioni, anche agli occhi di un commercialista fresco di studi e mediamente scafato, sarebbero subito apparse come incroci e sminestramenti su parti correlate, convenzionalmente vietate.
Anche qui, come in tanti altri casi, è sparito tutto: abili manine in questi ultimi mesi hanno sfilato immobili e ciccia varia dalal holding per piazzarle in tutta comodità dentro fondi patrimoniali inaccessibili ai creditori.
A proposito, c'è qualche uccellino che va in giro a dire che ora la moda trema.
Sbagliato. La moda... trama.
Se sei quotato è un conto, ma se non lo sei puoi continuare anche a riempire i magazzini di merci cinesi e giocare con le false fatturazioni, tanto chi vuoi che se ne accorga? Alla Consob non c'è nemmeno il presidente...