mercoledì 20 aprile 2011

La modifica dell'articolo 1 della Costituzione...


Il Pdl ha proposto la modifica dell'articolo 1 della Costituzione.
L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro...
Più vecchio del mondo.

mercoledì 6 aprile 2011

Dài a Cesare...


Cesare Geronzi si è dimesso.
Non sappiamo bene se sia più giusto rompere, dopo mesi, il nostro silenzio per dare questa notizia, oppure per annunciarvi che questa sera alle 18,30 alla Libreria Rizzoli in Galleria, a Milano, presentiamo il nostro "Mutande di ghisa".
Nel dubbio, abbiamo comunque rotto il silenzio...

venerdì 26 novembre 2010

Missione bontà: selexionate il vostro missile preferito...


Armi di Stato: volendo semplificare, è questo che si dice quando si pensa a Finmeccanica.
Che siano poi radar o elicotteri, la differenza è minima, e resta il fatto che si parla comunque della seconda società industriale del paese dopo Fiat, l’ottava del settore a livello mondiale.
Un orgoglio nazionale, certo. Ma soprattutto una società a controllo pubblico che dopo spezzatini, ristrutturazioni e diversi cambiamenti di orizzonte strategico, compresa una parziale privatizzazione, ha avuto un nuovo decollo.
Per un motivo semplice: l’industria delle armi – come quella dei farmaci – non conosce crisi e, strano ma vero, a sbirciare le finanziarie di mezzo mondo le spese per il settore o aumentano o non diminuiscono. Un esempio: basti pensare che la nostra missione in Afghanistan costava e costerà 40 milioni al mese, niente tagli, che sia poi di pace o di guerra non sarà mai facile dirlo.
Ma con chi fa affari Finmeccanica?
Pecunia non olet, quindi con tutti. E per arrivare alla considerevole cifra dei 18 miliardi di fatturato, nel 2009, l’elenco spazia dalla Turchia al Pakistan. Nel rapporto di sostenibilità, recentemente presentato a Milano in Cattolica, si dice che il gruppo è un libro aperto solo per investitori e clienti “socialmente responsabili”. Fatto sta che Finmeccanica è esclusa dalla lista di molti fondi etici.
Difficile però che gli azionisti gliene facciano una colpa: Finmeccanica nell’anno orribile della crisi per tutti, ha aumentato i ricavi del 21%. E continua nel suo volo: basta scorrere l’elenco ufficiale dei suoi comunicati stampa e, solo a novembre, si legge di 4 commesse che valgono oltre due miliardi di euro. Oltre un terzo della manovra.
Uno e mezzo, notizia di ieri, in arrivo dalle ferrovie russe per l’alta velocità. Notizia apprezzata in Borsa, dove oggi, in piena bufera, il titolo ha retto (anzi, ha gudagnato il 2%) solo per questo.
Un segno, forse, dello stato di grazia in cui vive Finmeccanica dopo anni di rapporti difficili con il potere politico, risolti – anche - assicurando spesso posti in azienda a molti parenti di noti politici: Mastella, Marini, Forlani, Mussolini, Sarmi. Elenco lungo, perché in Finmeccanica si è tenuto conto di ogni equilibrio.
Materia in cui il presidente e amministratore delegato, è considerato maestro: amico e conterraneo del ministro Altero Matteoli – siamo tra Livorno e dintorni - Guarguaglini ha sempre avuto ottimi rapporti con esponenti di spicco del centrosinistra, come Amato e D’Alema. Ed è in queste ore che si capirà se e quanto, questi rapporti, contano.

lunedì 1 novembre 2010

Occhio al rialzo dei tassi-bunga


Questa è Karima El Marough, così si chiama Ruby Rubacuori, scoperta da Fede, conosciuta da Mora e nota ospite dei party di Nerone ad Arcore. Oggi compie 18 anni e se ne potrebbe mostrare il volto, ma noi non lo facciamo perché non ce ne può fregare di meno...
Si cerca di capire come siano andate effettivamente le cose la sera di quel 27 maggio che l’ha resa famosa. La sera in cui, minorenne inquietissima, venne portata in Questura a Milano con l’accusa di furto. Non tutto torna, i faldoni in Procura aumentano di volume, la Questura dice che ha seguito le procedure, il Tribunale dei minori dice di no. La querelle sul rilascio della giovane e inquieta marocchina parte dal fatto che Berlusconi, con una telefonata, ne ottenne il rilascio perché sarebbe stata la nipote del presidente egiziano Mubarak ma Ruby, dopo un affido-lampo alla Minetti fedelissima di Nerone, ex sua igienista oral B (e abc) ed ex ballerina del Colorado Cafè (attuale consigliera al Pirellone), venne scaricata a casa di una brazileira che sette giorni dopo la gonfiò di botte, esito non proprio nobile per la nipote di un discendente dei faraoni.
Per fortuna che, giovedì sera, per la sua festa di compleanno all'Albikokka di Genova, l’esclusiva verrà profumatamente pagata da un noto settimanale che non vuol certo perdersi la reginetta dell’ultimo gossip (che, se fosse "Chi", riguarderebbe pure il suo editore).

PS: adesso, se siete riusciti ad arrivare fino in fondo, sappiate che "bunga" in malese significa tasso di interesse... Alla prossima festa vedrete che invitano pure Trichet. (E così almeno abbiamo spiegato la nostra piccola digressione).

venerdì 29 ottobre 2010

Baldassarre, il pusher di cordate


Sarà pure senza presidente da 122 giorni (al 29 ottobre, poi contateveli), ma quando vuole la Consob non scherza. Tanto che per tenersi in forma, oggi ha sparato tra i denti di Antonio Baldassarre una sanzione da 400mila euro più la perdita per quattro mesi dei requisiti di onorabilità. Motivo: Baldassarre ha adottato "una condotta illecita accreditando, tra agosto e dicembre 2007, l'esistenza di una cordata pronta a rilevare l'Alitalia". (Cordata di cui alleghiamo in alto una foto di repertorio, grazie).
Occhéi, niente di formidabile dirà qualcuno, ma attenzione: Baldassarre di mestiere, prima di fare il pusher di cordate barzelletta, faceva il presidente della Rai; e, ancora prima, il presidente della Corte Costituzionale (presente, no? Quelli con l'ermellino, il cappello da giamburrasca e la licenza di decidere su leggi e compagnia).
La cosa è una di quelle che passeranno magari inosservate, ma vale la pena di sottolineare che dare la patente dello scarsamente "onorabile" a un ex presidente della Consulta è un passaggio mica da ridere. Che cosa comporta? Beh, secondo l'articolo 187-quater del Testo Unico della Finanza, Baldassarre per quattro mesi non potrà assumere incarichi societari.
Vabbé, consolazione magra, uno così ci vuole comunque coraggio a prenderselo, anche perché basta andarsi a riguardare gli articoli di quei giorni per rendersi conto che la cordata esprimeva meno solidità di un frollino. Così, a memoria, ne facevano parte alcune società "strane" israeliane e congolesi; poi (apriti cielo...) aveva imbarcato anche i Viaggi del Ventaglio, oltre a una srl che gestisce un McDonald's all'Eur (cacchio, volevano ingrandirsi con qualche bigmac al volo).
Non per dire, ma con tutta la buona volontà che c'ha messo, la Consob ha impiegato 3 anni a indagare e arrivare a un verdetto.
Meno della Corte Costituzionale, forse.
Ma cavolo, nel frattempo quanti aerei ha perso?

Ps: grazie a lui cambia la favola dei Re Magi. Oro, incenso e fuffa: Gaspare e Melchiorre proseguono, a Baldassarre è finita la mirra...

mercoledì 27 ottobre 2010

La festa di chi ci ha fatto la...festa


Festeggiate anche voi l'86mo compleanno della Giornata Mondiale del Risparmio.
Però, occhio: festeggiate solo se state in quel 33% di italiani che, secondo il Rapporto Acri-Ipsos, riesce a risparmiare ancora qualcosa.
Fanno anche le feste, celebrano le giornate mondiali... Ma vaffanbanka, va...

martedì 26 ottobre 2010

Tra banca e banco il passo è (troppo) breve


“Vorreste che a educare i vostri figli all’utilizzo del denaro sia un bancario, un promotore finanziario o un assicuratore?”. Questa domanda è l’incipit del bel pezzo di Marco lo Conte sull’ultimo numero di Plus che parla dell’imminente Giornata Mondiale del Risparmio.
Dobbiamo essere sinceri, ma proprio sinceri? Nessuno dei tre.
Guardate la foto: ecco l'aula (vuota!) che sinceramente auguriamo a uno qualunque di questi tre. Noi, per l’educazione finanziaria dei nostri figli, pensiamo a un “quarto uomo” (quarta donna pure, anzi meglio), visto che arbitro e guardalinee non ci fanno impazzire. Pensiamo a una figura sopra le parti che sia effettivamente sopra le parti, che non abbia nemmeno lontanamente la possibilità di esprimere un conflitto di interessi.
Pensiamo a consulenti, prof, insegnanti, educatori – quel che volete voi – indipendenti.
Scusate, ma chi insegna economia a scuola (non stiamo parlando di università, perché con i baroni il discorso cambia: i cda delle fondazioni ne sono stracolmi) lavora forse in banca? Sarebbe come pretendere che gli unici in grado di dire come si beve con saggezza il vino fossero gli osti; come se a insegnare i rischi del fumo ci mettessimo il signor Philip Morris; e a spiegare che cos’è un conto corrente e come si apre chiamassimo, appunto, un bancario.
Gli esempi si sprecano, divertitevi voi.
Noi è da un sacco che non ci divertiamo più…

Il marchio di Marchionne



Quando, nel 2004, Sergio Marchionne diventa amministratore delegato di Fiat, praticamente un illustre sconosciuto per la platea popolare, tutti lo definiscono come il più internazionale dei manager possibili.
Adesso, proprio per quell’internazionalità lo criticano.
Sveglia! C’è la globalizzazione…
Visto? Due foto: qual è il cervello che conta di più? Quello italiano o quello canadese?
“Fiat senza l’Italia starebbe meglio. Nemmeno un euro dei 2 miliardi di utile è stato fatto in Italia”. Non è vero, e lui lo sa, visto che nel terzo trimestre – a meno che non abbiano truccato i conti e non ci crediamo – Ferrari ha registrato 76 milioni di euro di utili lordi (24 in più rispetto allo stesso periodo del 2009) e Maserati ne ha registrati 4 milioni (3 in più). Dato che le rosse e le quattroporte non risulta che le facciano (ancora) in Serbia o in Polonia, è chiarissimo un fatto: quella di Marchionne è una pura e semplice provocazione, dura quanto si vuole, ma calcolatissima.
Bisogna chiedersi, a questo punto, quale possa essere il progetto industriale che sottende a frasi così. E quanto tempo potrebbe metterci per essere presentata, visto che la sortita nel salotto televisivo dava l’impressione di un sondaggio, più che di un’intervista.
Onestamente, ci sono dati veramente pesanti che (scusi Fini) possono far sobbalzare sulla sedia un canadese, ma anche un italiano. Poi, per carità, il fatto che negli anni il contribuente abbia sostenuto l’icona nazionale è lampante.
Detto con sacro rispetto dei lavoratori degli stabilimenti italiani, con la premessa che obiettivamente certe frasi sono state veramente ingenerose, proviamo a fare due calcoli banali sulla produttività di cui tutti parlano.
Mirafiori, 5400 dipendenti e 178mila auto all’anno: cioè un dipendente ne “costruisce” 33 all’anno. A Cassino i dipendenti sono 4.000 e le auto prodotte 105.000: 26 a testa. A Pomigliano, 5200 dipendenti ne producono 36.000: quindi, ognuno di loro ne sforna 7 all’anno. E via così: a Termini un dipendente ne fa 28 all’anno e a Melfi 53.
In Polonia, 6000 dipendenti per 600.000 auto aumentano questo rapporto a 1 a 100. In Brasile siamo a 1 a 73.
E’ chiaro che non tutte le auto sono uguali: qualcuna ha bisogno di più giorni di lavoro, altre di meno. Poi alcune linee sono più moderne.
Però, tra le 7 di Pomì e le 100 della Polonia, il divario sarà dato da tante cose, moltissime a favore delle ragioni nazionali, ma quello con le 33 di Mirafiori, le 28 di Termini e le 53 di Melfi possibile che non dica niente nemmeno a Epifanio?

venerdì 22 ottobre 2010

BLATTE E DERIVATI...


Pulita pulita, fresca fresca. Senza commenti, è scritto tutto:

DERIVATI:UNICREDIT;TRIBUNALE ANNULLA VENDITA A COMUNE RIMINI PRIMA SENTENZA IN ITALIA CHE RIGUARDA UN ENTE LOCALE
(ANSA) - RIMINI, 22 OTT - Il tribunale di Rimini ha dichiarato la nullita' dei contratti stipulati dal Comune riminese con Unicredit Spa e Unicredit corporate banking per l'acquisto di derivati e condannato la banca a risarcire al Comune 651.632,43 euro. E' questo infatti l'importo del saldo negativo al secondo semestre 2009 del portafoglio di tre interest rate swap siglati dal Comune con lo scopo di ammortare il debito contratto con alcuni mutui bancari. L'operazione, pero', anziche' migliorare le condizioni dell'ente fini' per aggravarle. E' la prima sentenza di questo tipo che riguarda un ente locale. (...)
Il Comune di Rimini stipulo' i tre contratti derivati tra il 2001 e il 2003. L'incarico di advisor, tramite una gara, fu affidato a Unicredit Banca mobiliare (oggi Unicredit Spa) che consiglio' al Comune di sottoscrivere tre derivati a diversa scadenza (2007, 2011 e 2015) con la stessa banca. Anziche' limitare gli effetti dei tassi di debito, pero', come successo in molti casi per gli enti locali, i derivati si rivelarono presto un'arma finanziaria controproducente. Il saldo sfavorevole ha sforato, a fine 2009, i 650 mila euro. A questi, secondo il Comune di Rimini, vanno aggiunti gli importi differenziali per il periodo successivo, il cui pagamento e' stato sospeso da un accordo fra le parti, nonche' gli importi per i due contratti che sono ancora in vigore: un indebitamento complessivo - ipotizza il Comune - che supera il milione e mezzo.
Il tribunale, riconoscendo la nullita' dei contratti, ha cosi' obbligato la banca a restituire al Comune il saldo negativo dei differenziali, ovvero 651.632,43.
Resta da capire, a questo punto, se la sentenza del tribunale riminese possa rappresentare o meno un precedente sui tanti contenziosi che riguardano gli enti locali che, soprattutto nei primi anni del decennio, hanno fatto ampio ricorso ai derivati.

PS: onestamente ci auguriamo proprio di sì.

mercoledì 6 ottobre 2010

Viva i bankieri falce e mantello


Lancio Ansa di oggi, più o meno a metà giornata.
"Le banche italiane sono contrarie 'a nuove tasse camuffate da misure volte a stabilizzare i mercati bancari e finanziari'. E' quanto afferma Giuseppe Mussari, il presidente dell'Abi, nell'audizione alla Commissione Attività produttive della Camera.
Mussari, per chi non lo ricordasse, è il presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena che fino a luglio non faceva pagare alcune operazioni e ora sì perché la grande manovra sulla "trasparenza" (culminata con il varo dell'Indice Sintetico di Costo) ha previsto tante belle cose, ma da sotto il mantello è spuntato poi lo scarico dei costi di questa trovata sulla clientela.
Il bonifico permanente a Monte Paschi adesso costa fino a 4,5 euro. Senza camuffamenti... Ah, i banchieri comunisti, che simpatici...

giovedì 30 settembre 2010

Sull'attenti, passa il Reggimento Unicredit



Queste foto ritraggono alcuni manager di Unicredit durante il corso di addestramento militare di due giorni fa in una caserma di Forlì. Servirà per rafforzare il carattere, fare squadra e imparare a sbrigarsela in situazioni difficili. Lo chiamano team building, ma nel caso di Unicredit sarebbe meglio parlare di "manuale di sopravvivenza nell'ipotesi, sempre probabile, di guerre per banche".
Al prossimo corso parteciperà - garantito! - anche Federico Ghizzoni, il nuovo amministratore delegato che ha rilevato la poltrona del comandante Profumo. Tra libici, leghisti, fondazioni, tedeschi e risultati da riportare al top, Ghizzoni dovrà marciare molto e lo zaino sarà pesante.
Un-due, un-due, un-due... Auguri. E occhio ai cecchini.

venerdì 24 settembre 2010

Chiamatelo Oro al Serio, diventerà high-cost


Da qualche giorno, i soliti geni del lusso luxuosissimo - very cool fico davvero che fa moooolto emiro tapiro - hanno piazzato a Orio al Serio un distributore self service che, anziché patatine e goldoni, sforna lingottini e monete pagabili con carte di credito.
Un anonimo ci ha segnalato che c'è la fila...
Onestamente, speriamo per prenderlo a calci.
Fiduciosi però attendiamo il cambio del nome dell'aeroporto.
Chiamatelo Oro al Serio.


PS: porca paletta, ma non era un hub per i low cost?!?

L'obolo della Provvidenza (però almeno c'è)


(... Segue).
No, una cosa da dire c'è: siamo contenti per l'uomo della foto qui sopra.
Per chi non lo conoscesse, è don Colmegna. Va a lui l'obolo di beneficenza deciso da Profumo: 2 milioni di euro.
A Profumo ne restano 38.
La moglie di Alessandro Ex Magno, Sabina Ratti, mentre inforcava la sua bella Ducati - appena scesa del prestigiosissimo Studio Erede che ha trattato il conquibus del marito - ha pregato i cronisti di scriverlo: c'è una parte in beneficenza, mi raccomando, ditelo.
E' il 5% di tutto, obiettivamente è meglio dello scudo fiscale.
Ne rimangono, quanti? Ah, già, 38...
Ok, l'abbiamo detto.


PS: 15 anni per creare una banca, 15 minuti per farsela togliere. Record...
PS2: a proposito, sapete quanto si prende lo Studio Erede?

Unicredit e l'arbre magique


Profumo se n'è andato.
C'era troppa puzza, ormai...



PS: post corto, vero. Ma c'è altro da dire?

sabato 18 settembre 2010

Sergio Maglionne e le questioni di Stilo



Senza cravatta, senza giacca: Marchionne anche nel giorno della separazione è rimasto fedele alla sua immagine.
Ma Fiat no, si è spaccata a metà come una mela e c'è da giurarci che la sua immagine non sarà più la stessa.
Ci sarà una Fiat Spa quotata che si occupa di auto - Maserati, Ferrari, Chrysler comprese - e un'altra Fiat, la Industrial, sempre quotata, che guiderà camion e trattori. Avranno manager diversi, consigli di amministrazione diversi, titoli diversi.
Alla fine, la finanza ha seguito strade che il cuore non conosce.
John Elkann ha detto che i problemi sono quelli di sempre, ma è cambiato l'atteggiamento. Chissà che cosa direbbe il Nonno, se lo sentisse...
L'esordio operativo di tutto l'ambaradam è il prossimo primo gennaio.
Mancano tre mesi e mezzo e non sarà tutto in discesa...
C'è il probelma del debito, oltre 740 milioni: chi se lo becca, e quanto, delle due? Quindi, come si ripartisce? Ma, soprattutto: siamo sicuri che questo importo, fotografato a luglio, a dicembre sia lo stesso? (Il che, considerando la salute del mercato dell'auto, non è un dettaglio) E infine: che faranno le agenzie di rating? Daranno un bel voto a una società che nasce gravata da debiti, sì ma quanti debiti, e via discorrendo...
Senza contare le tensioni con il sindacato, dopo il caso dei tre licenziamenti-simbolo a Melfi e la mossa di spingere verso la rottura del contratto nazionale del 2008, ora definitivamente smontato, per avere mani libere su Pomigliano e le altre mille possibili che verranno, visto che senza quel paracadute giuridico, per qualunque sindacato (leggi Fiom-Cgil) sarà impossibile aprire contenziosi giuridici.
Il passato è rottamato, all'assemblea hanno detto che d'ora in poi Fiat penserà al futuro.
Va benissimo: è la prima volta che lo fanno.
Poi, come lo fanno...


PS: a Mirafiori temono il modello Pomì. Alle ultime elezioni il 65% di loro ha votato Lega. Che ora non vengano a dire che era meglio quando a loro pensava Bertinotti. Hanno anche Cota in regione, meglio di così...

Basilea 3, troppo soft per essere vera


Il fatto che, per firmare quattro regolette sui capitali bancari, siano dovuti andare a Basilea per la terza volta, è già di per sé una piccola punizione.
Considerando che la città svizzera prima era famosa nel mondo per l'istituto di entomologia, quello cioè che studia gli insetti, avere la conferma di essersi trasformata nella città del Grande Sistema Bancario, cioè quello che realizza le crisi, la candida quasi sicuramente tra le tappe dell'itinerario del touring dedicato ai posti più brutti del mondo.
Ma di brutto c'è che le regole varate dalla crema dei governatori del mondo hanno a disposizione una decina di anni per entrare effettivamente in vigore. E' stato approvato un percorso che parte dal 2013 (quindi dopo il 2012 a rischio giudizio universale, così - se fosse - non avremo mai la soddisfazione terrena di vederli strippare un po') e arriva al 2019.
Un periodo troppo lungo per non farci sospettare l'ennesimo rinvio...
Non stiamo per favore a discutere di ratios, perché qualunque essi siano, se vanno bene adesso, non è detto che vadano bene per il 2013, 2014, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019...
E infatti gli istituti di credito, con buona creanza, hanno applaudito a questa riforma, perché li mette in condizione di continuare a fare gli arcicazzi loro.
Riforma troppo soft per essere vera...

venerdì 10 settembre 2010

Ti faccio il Pil e il contropil...


Diceva ieri l’Ocse: la vostra economia è a rischio di arretramento.
Dice oggi l’Istat: il Pil sale, siamo usciti dalla crisi.
Sembra un duello a colpi di cifre, forse lo è, ma se la matematica non e’un’opinione, i dati sono difficilmente comparabili, ed è come se parlassero lingue diverse.
E’ vero che l’Istat annuncia un aumento dello 0,5% della nostra ricchezza nazionale nel secondo trimestre rispetto al precedente, miglior risultato da 4 anni.
Ma è altrettanto vero il dato raggelante dell’Ocse che, con tutti i margini di errore previsti (+/-1,5%), prevede comunque un potenziale -0,3%, ma lo fa per il terzo trimestre.
E il nodo, in questo ennesimo strascicato malinconico dibattito sul tentativo di accreditare all’Italia la maggiore capacità di reazione alla crisi possibile (manco fossimo scemi e non ci fossimo accorti di come stiamo), è tutto qui: l’Ocse – come un’indovina - fa una previsione sul futuro, l’Istat – come un ragioniere - si riferisce al passato.
L’avvertimento, sottile, una vera gufata, è che siamo usciti dalla crisi tra aprile e giugno, ma rischiamo di rientrarci – dice l’Ocse – tra luglio e settembre.


PS: il capo economista dell’Ocse è italiano e si chiama Piercarlo Padoan. Non che così faccia meno male…

martedì 7 settembre 2010

Bancarizzati & bancarincazzati


Giornate pesanti, come rientro dalle ferie non c'è male.
Tralasciamo (per ora, dateci un paio di giorni) le vecchie nuove paure che riguardano la solidità delle banche europee, il riaffacciarsi dello spettro delle cajas spagnole, la lievitazione dei rendimenti (chiamateli se volete premi al rischio) dei bond irlandesi, portoghesi e greci.
Tralasciamo perché tanto non è cambiato niente (lo diciamo da mesi...).
Ma vi regaliamo una chicca, di quelle che fanno pensare e anche venire le bolle:
c'è arrivata la richiesta di dare spazio a uno studio sul risparmio dell'Osservatorio Ing Direct.
Nulla da dire: è interessante, chiaro, moderatamente ottimista e utile.
Ma porca miseria, quando si legge nel disclaimer che il campione è composto di oltre "mille individui rappresentativi della popolazione bancarizzata" sembra di leggere la motivazione di un attapiramento, le specifiche di un bugiardino su un farmaco antidepressivo.
Bancarizzato a chi?
E' l'ennesima prova che il cammino verso un linguaggio chiaro e comprensibile, nonostante la buona volontà, è in salita, e la salita è ripida come l'Aconcagua.
Alla terza riga c'è scritto pure "trend"... Aiuto, dateci una speranza, ora o mai più.
Siamo veramente bancarincazzati...

venerdì 30 luglio 2010

Ops, Burani scivola in passerella


La Burani non c'è più.
Ma che cosa sarà mai la Burani? Scommettiamo (soprattutto lo facciamo con le signore) che nel vostro guardaroba avete molti pezzi usciti dai magazzini di questa ditta premiata che fu?
Mutande (La Perla), borse (Braccialini, Biasia, Coccinelle), scarpe (Sebastian, Baldinini), tute (Freddy), senza contare qualche decina di marchi in licenza.
Se proprio un paragone si può fare, il pasticciaccio Burani è più simile allo scandalo Madoff che non al crac Parmalat.
Non ci sono obbligazioni piazzate alle zie di mezza Italia, piuttosto ci sono quote di società e briciole di holding sparse qua e là tra amici più o meno vip.
In poche parole, con la massima presunzione di innocenza - che si riserva nell'ipergarantismo anche a chi ha fatto sparire un parco di auto storiche dal garage - qui si parla di ricchi (o ex, che però faticavano a farsene una ragione) che hanno dato un pacco ad altri ricchi.
La lista dei beffati è lunga e vanta cognomi eccellentissimi nella moda, nei vini e nelle bevande: nomi altisonanti, di ottima borghesia industriale lombarda, che troviamo sulle etichette di molte cose che mettiamo nel carrello al supermercato (ma che non citiamo perché vogliamo evitare troppo amaro in bocca).
Tutti hanno acquistato rami e rametti in aziende legate alla famiglia di Cavriago, perché tra amici e amici degli amici si fa... Detto fra noi, arcicavoli loro: se uno si fida, poi non si lamenti.
Si narra di un buco che dai 700 milioni di euro potrebbe arrivare fino al miliardo.
Quello che non si narra è come sia stato possibile che una società quotata, già in amministrazione controllata, comprasse marchi su marchi e lanciasse opa su marchi in parte già posseduti, quando nella maggioranza dei casi tante di queste operazioni, anche agli occhi di un commercialista fresco di studi e mediamente scafato, sarebbero subito apparse come incroci e sminestramenti su parti correlate, convenzionalmente vietate.
Anche qui, come in tanti altri casi, è sparito tutto: abili manine in questi ultimi mesi hanno sfilato immobili e ciccia varia dalal holding per piazzarle in tutta comodità dentro fondi patrimoniali inaccessibili ai creditori.
A proposito, c'è qualche uccellino che va in giro a dire che ora la moda trema.
Sbagliato. La moda... trama.
Se sei quotato è un conto, ma se non lo sei puoi continuare anche a riempire i magazzini di merci cinesi e giocare con le false fatturazioni, tanto chi vuoi che se ne accorga? Alla Consob non c'è nemmeno il presidente...

venerdì 23 luglio 2010

Scopri che cosa Fiat ha in serbo per te!


All'indomani della minaccia-choc di spostare la produzione delle monovolume in Serbia, in un'ipotetica classe di un istituto...

Tema.
Parla dell'industria italiana più famosa e racconta la tua esperienza personale con lei.

Svolgimento.
La Fiat è una grande industria italiana. Produce molte macchine, ma tante restano sul piazzale di Mirafiori, soprattutto le Multiple. Così le faranno da un'altra parte, e nessuno potrà più scattare delle foto compromettenti.
La Fiat ha comprato la Chrysler ma adesso forse dovrà ripensarci perché nel garage non c'entra...
Sembra che la Fiat, che è nata a Torino, sia leader su alcuni mercati: per esempio la Sardegna (laggiù hanno tutti la Panda, macchina resistente, infatti nessuno paga l'assicurazione...).
Fiat, però, è generosa: ha sempre qualcosa in serbo per te!



PS Tornassimo indietro, forse il capitolo "Immatricolata Concezione" lo scriveremmo diversamente. Quanto fatto da Marchionne con Chrysler è stato grandioso, ma mettendoci per un attimo nei panni delle famiglie di Pomigliano e Mirafiori, non c'è più troppa voglia di ridere.